IL PUNTO DELLA 3° GIORNATA
La gente che ancora non sa di questa rubrica purtroppo è tanta.
Diffondete il Sapere, lo chiedo in nome di una giustizia che forse non trionferà mai.
E io ci soffro.
Mi fa male dentro.
Non mi sembra giusto che flotte (o frotte?) di casalinghe rimangano frustrate senza sapere che il Verbo c’è per davvero, da qualche parte nell’etere.
O che molte ragazze insicure non sappiano che ce ne sono altrettante che sono messe peggio di loro.
Anche se in apparenza non lo sono.
Ma tanto l’importante è apparire.
Il parere e non essere è come filare e non tessere.
Il Verbo E’ e non può non essere.
Tutto il resto NON E’ e non può essere.
Carpe Diem.
Panta rei.
Omnia munda mundis.
Mutus dedit nomen cocis.
Mutatis mutandis, profumato pene, ad copulam ite.
(Quando vado di ablativo assoluto mi piaccio)
Purtroppo le censure (soprattutto delle sinistre) impedirebbero la diffusione di argomenti troppo reali o anche solo molto attinenti al vero.
Siamo abituati a mezze verità, se non a quarti, e l’improvvisa ondata di piena causerebbe grosse crisi, tipo Vajont.
L’effetto Tsunami, su certi individui, potrebbe essere catastrofico.
Potrebbe condurli alla morte certa per asfissia da rivelazioni, anche.
Penso a chi ha studiato legge illudendosi di fare vagonate di soldi.
Ancora non sa, lo sta leggendo qui e ora, che farà l’impiegato a 1000 euro netti al mese, no benefits, cifra che non basta neanche a mantenere le esigenze minime, tipo una maglia da Gallo, figurarsi tutti gli stravizi a cui pensava a Palazzo Nuovo.
Tipo festino con mojito a bordo piscina con gli amici più intimi, piste di bamba lunghe un metro e venti, 4 mignotte a testa, una delle quali un travone per le fantasie più hard, eventuali mogli purtroppo non invitate all’evento causa addio al nubilato di una loro cara amica stronza ma, non si sa come, ancora vergine sia da una parte che dall’altra.
(Questo discorso NON vale per il Commissario.
Lui diventerà ricco e i festini si faranno davvero, garantito.
Anche a casa mia.
Anche la settimana prossima.
Martedì nove e un quarto da me con la maschera di Cossiga. Scalfaro, Pertini e Leone già presenti in loco.)
Fantacalcio, partiti!
Ci siamo dentro, come ogni anno, inutile far finta che non ce ne freghi niente di perdere o di sbagliare formazione, o di avere scoperto qualche nuovo bomber giovane.
Quest’anno ho cambiato tattica: non più attacco stratosferico come l’anno dello scudetto ma gente con le palle in difesa, che porti punti col modificatore, la figa del 2000.
Ho scoperto l’ebbrezza del modificatore da +3 solo quest’anno e non posso più farne a meno.
Purtroppo non ho a supporto un gran centrocampo. E Stefanino Mauri che fine ha fatto?
3 modificatori consecutivi su 3, i giornali parlano di me come “il Ministro della Difesa”.
Il Gatto non perde da un secolo e sta in testa con Simone.
Aldo dà fiducia a Rossini; avrebbe potuto chiedere consiglio a me o Vullo che ce lo abbiamo avuto in anni passati, prima di schierarlo. Gli amici servono soprattutto per questo. Per non farti schierare gente che non la becca mai.
Vullo, grazie per quello che fai. Ma il Fanta è un’altra cosa. Piuttosto gioca alle moto agli Artisti, che sei bravo. Qui hai dei problemi, vinci solo contro di me. E 9 punti all’anno sono pochi.
Simone, solita squadra rocciosa, ma sei il re degli 1 a 0, riflettici.
E se io sono odioso quando vinco tu sei da abbattere.
Rifletti anche su questo: se il vigile vede la mia macchina senza assicurazione mi fa la multa o lo sa che ho 15 giorni di tempo per il rinnovo?
Franceschino, voglio chiederti scusa per come poco signorilmente ti ho urlato in faccia “Ma che cazzo vuoi, eh?” nell’esultanza al gol di Gilardoso, ma lo sai anche tu che ci tengo a vincere contro Bolton.
Tuttavia al secondo gol che hai subito da Rocchi non ho fatto una piega, se hai notato, anzi ho detto “Oh no cazzo mi dispiace”
Pronto? Edo, ci sei?
Tecnologie.
E’ un po‘che ci penso.
Come si faceva a baccagliare senza telefonino?
Diciamocelo, oggi è una stronzata.
E’ per questo che vediamo anche i mostri accompagnati da ragazze normali.
I ragazzetti sembrano tanto precoci ma solo perché hanno la tecnologia dalla loro.
Io, Santo Cielo, arrivo dalla gavetta più dura.
Quando ero ragazzino io non avevano neanche inventato il cordless.
Non so cosa facessero gli inventori tutto il giorno, ma certo non il cordless per me.
Probabilmente giocavano a Risiko o a Ciapa mai (variante Lombarda del Tressette a Perdere), o si facevano le amanti.
Ci sono arrivati quando avevano da fare delle telefonate losche che non li sentissero le loro mogli, allora si, “inventiamoci qualcosa”, si sono detti. Bastardi.
Me lo ricordo molto bene l’imbarazzo di parlare in corridoio, dopo avere chiuso la porta, coi genitori che allungano l’orecchio dalla cucina, o che improvvisamente passavano da lì 6 volte in un minuto per andare chissà dove.
E noi, che non potevamo dire niente di quello che volevamo alle nostre sbarbe, ci sentivamo anche dire “Che noioso, ma dimmi qualcosa!”. Cazzo vuoi che ti dica, qua ascoltan tutti!
Poi finalmente l’Uomo inventò il cordless, vide che era cosa buona e giusta, e si cominciò a ragionare; ci si chiudeva in camera e si riusciva ad avere un minimo di dialogo degno di un essere pensante.
Si poteva anche chiamare le tipe con la mano libera sul pacco.
Ma se l’aggeggio restava in giro per casa tutto il giorno (come succede tutt’ora da me) a sera era scarico ed eravamo da capo, si doveva usare il fisso.
(Ho vissuto un’adolescenza terribile…)
Se avevo voglia di (non dico addirittura trombare) vedere una ragazza dovevo cercarne il numero sulla guida perché chiederglielo la mattina a scuola era anche imbarazzante.
Poi dovevo scegliere il momento in cui pensavo fosse in casa.
Ore pasti, ad esempio.
Ma non mentre mangia. A che ora mangia?
Da me si cenava alle 19.00, per esempio.
Che era presto anche per una gallina.
(Non ho mai avuto galline a parte qualche ragazza saltuaria e stupida, ma se ne avessi avute sono sicuro che a quell’ora si sarebbero rifiutate di venire a tavola.)
In altre realtà si cenava invece alle 20.30.
Un rebus.
Altri problemi per il cognome.
Se ne aveva uno comune erano cazzi.
Componevo il primo numero della lista.
Se la casa non era quella e l’interlocutore un estraneo bene, riattaccavo e via, a comporre il numero dopo.
Ma se era un suo parente facevo pure la figura di merda, di quello che ha provato il numero a caso…
Poi, non so voi, ma io prima di fare il numero avevo già imparato a memoria le prime 4 o 5 stronzate da dire nei vari casi.
Cioè se rispondeva mamma, papà, fratello o sorella.
Oppure lei, certo.
Immancabilmente avevo tralasciato qualche ipotesi, tipo nonnina in sedia a rotelle.
Così andavo in panico perché mi mancava la frase fatta del caso.
Ma non era finita.
Componevo il numero e poi prima che squillasse mettevo giù. “Ma che cazzo sto facendo”.
Il pericolo figura di merda et sputtanamento immediato con le amiche era subito dietro l’angolo.
Oggi se si chiama qualcuna la si ha almeno limonata in discoteca la sera prima.
Si sa già se ha il push up o se la carne palpeggiata con la mano esploratrice era davvero tutta mercanzia sua.
E non la si chiama neanche, ma si manda un messaggio, che è molto più facile dire le cose per iscritto che non a voce.
E se magari alle 2 di notte si ha voglia di (non dico farsi fare un pompino) trombare basta fare uno squillino, se dall’altra parte c’è l’accordo alè, ci si trova in piazza tra mezz’ora, il tempo di dire agli altri “ho sonno vado a casa”.
Come per prenotare un solarium. “C’è posto dalle 2 alle 2 e un quarto?” “Si prego venga pure”. E vengo si!
Eravamo una generazione di timidi, ora grazie a cellulari, chat e blue tooth siamo un popolo di spregiudicati.
Ma pensateci: abbiamo dei grossi problemi di personalità (io no, io spendo 600€ all’anno per qualcosa che non è necessario, però se ne faccio a meno solo io e voi no poi sono tagliato fuori!).
Dì una parola, Parola.
L’età avanza e con essa i segni del tempo.
La mia sordità peggiora, parlatemi più forte, soprattutto se non sono in giro col mio accompagnatore di sostegno, cioè Aldo, che vede e sente benissimo, anche in vece mia.
Se entro in un locale da solo e non ho gli occhiali fatemi un gesto ben visibile per salutarmi, perché altrimenti non vi riconosco e poi dite che me la tiro.
Le ragazze a letto con me facciano capire a gesti e non a sussurri cosa vogliono fare (o lo facciano direttamente di loro iniziativa).
“Sussurro” è un tono che non sento e altrimenti capita che poi anneghiamo negli equivoci.
Parlare un po’ più forte sarà meno romantico, ma sicuramente più pratico.
La gente col tono di voce basso (Guido il Gatto esempio per tutti) parli con un po’ più di decisione, è già difficile sentirlo per uno normale, figuratevi per un audioleso.
Mi vedo già in giro col mio nuovo amico Parola (l’unico che mi vorrà ancora bene) a leggere i labiali della gente, spero non farete la mia imitazione come fate la sua. Diego? Me lo prometti?
Mi immagino già arrivare al G-Point e qualcuno che mi grida forte alle spalle “Uvì a Paolo!”, e io che vi vedo tutti ridere e non so perché, cinici di merda.
Saluti.
Non uso mai salutare nessuno su queste pagine perché poi vi montate la testa.
Eccezione. Saluto Tati, nome d’arte (per altro non so perché lo chiamino così) a nascondere la vera identità.
E’ uno dei 14 assidui lettori del Punto e non sapevo lo amasse così.
Addirittura se lo stampa e se lo porta in camera la sera, una sana lettura prima di addormentarsi, un modo in più di riflettere sui problemi della vita che ci attanagliano, insieme a Tuttosport e a “Le Ore mese”.
(Forse ora ho capito a cosa gli serve il Punto).
Ciao, con noi in tribuna il Bosconero non ha mai perso.
Auguri per il Torneo di Tressette, puoi farcela.
Anzi, ce la fai, ce la fai! (Non ce la fa)
Amarcord
19 settembre 1982, Juventus – Cesena, Stadio Comunale, seconda di campionato, Tribuna Centrale Coperta.
L’Italia aveva appena vinto i Mondiali.
I miei idoli erano omini in mezzo al prato verde e mi sembrava impossibile che fossero gli stessi che a Luglio vedevo in tv.
Dopo un gol di Bettega e il raddoppio di Roi Michel in persona, il Cesena mette il muso nella nostra metà campo.
Lancio in area per la punta, esce Zoff e blocca a terra.
Scroscio di applausi.
Il mio papà: “Hai visto? L’ha presa!”.
Io avevo la pelle d’oca e non potevo crederci. Zoff dal vivo. E Platini. E Cabrini. E Pablito.
Non c’è nulla che mi faccia tornare bambino più di Zoff in maglia grigia e fascia di Capitano che blocca a terra.
A un certo punto entra Boniek per Marocchino.
Un ragazzo un poco più grande di me urla da dietro: “Vai Zibì!””
Io non so chi sia sto Zibì e mi chiedo perché il ragazzetto dietro sappia già il suo soprannome.
Ma quei nomi li imparerò in fretta, e le formazioni le so ancora a memoria. Tutte.
Altro che Tacconi, Zidane, Peruzzi, Del Piero (per carità), Vialli.
Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini, Boniek.
Per sempre eroi, io vi amo.
La stima degli anziani del Bosconero per i miei amici.
Quando vado a vedere il Bosconero capitano sempre delle gag interessanti e riguardano sempre qualche amico mio che ha la sventura di non essere capito dagli anziani delle tribune, che parlano solo piemontese.
L’umiliazione pubblica sta nel fatto che la frase del vecchio, per niente urlata, solo detta, è secca e si alza con voce odiosa nell’aria sopra il silenzio generale, udibile però probabilmente fino a San Benigno.
Seguita dalle risate generali.
Anni fa Panerio dopo un rinvio sbagliato fu apostrofato con un “Và masàte và…” quasi sconsolato.
L’altra domenica al secondo rinvio di Simone in tribuna, il solito vecchio non ce l’ha più fatta: “Drisa ‘l pè!”.
Ma il clou è stato l’ingresso di Luca De Rossi.
Al primo errore non viene perdonato: “Ma a iè ‘ncura??”
Pensava fosse stato ceduto.
Realmente accaduto.
Ma chi conosce il personaggio non stenterà a crederci.
Mia madre lavora in un negozio di alimentari.
Entra la mia professoressa di matematica delle medie e con lo stesso tono con cui mi dettava i problemi alla lavagna : “Un pezzo di parmigiano a forma di parallelepipedo”.
So che i parenti la stanno ancora cercando.
Provate al banco salumi.
Solidarietà.
Gatto, hai avuto un anno solare di merda.
Forsa e curage.
Nel caso, chi ti vuole bene c’è sempre.
Libro del mese.
“Proponi libri che ho letto 10 anni fa”.
Se tu sei colto noi non possiamo farci niente, Frisatto.
Le critiche non sono mai ben accette, soprattutto in overdose da Redbull.
La rubrica è dunque sospesa.
La biblioteca Lunardi risentita, offesa e quant’altro ancora, invita personalmente tutte le persone che hanno voglio di un po’ di cultura al 28 di Piazza Pinelli, citofonare Lunardi.
No mestruate, non provate a fregarmi perché ho un programma con i cicli di tutte.
A tal proposito comunicare eventuali ritardi/variazioni dovuti a parti/aborti/altro specificandone il motivo per aggiornamento db, grazie.