IL PUNTO DELLA 1° GIORNATA
(Non aspettatevi niente di esaltante, grazie.
L’altra volta ho scritto il Punto da ubriaco, cosa che misteriosamente in ufficio non mi è permessa. )
Cristo.
Forse è meglio non uscire dal proprio guscio e starsene lì, senza sapere che c’è dell’altro.
Ne ho discusso con gli amici più intimi.
Appena ci si muove un po’ ci si accorge che non abbiamo visto ancora un cazzo, che non abbiamo vissuto ma siamo esistiti e che bene o male il tempo vola molto più veloce di quello che sembra.
Ho 30 anni e credo che prendere e andarsene in giro per il mondo sia tardi.
Parlassi con uno di quaranta mi direbbe di svegliarmi che sono giovane.
Sono giovane? Sono vecchio? Chi sono? Da dove vengo? E quanto ce l’ho grande?
Avrete capito che il mio rientro in ufficio dopo 3 settimane di ferie è stato un dramma, ma prima ancora lo era stato il mio sabato pomeriggio al bar.
Stesse facce, stesse cose, stesso niente.
Eppure è lo stesso niente che ho fatto durante tutto l’anno, e l’anno prima, e quello prima. E mi piaceva.
Ma non mi accorgevo di perdere tempo. Ma nessuno si accorge di perdere tempo?
Ma poi cosa dovrei fare per non perdere tempo? Viaggiare ogni weekend? (Con i soldi che guadagno? “Chiedi un aumento” Un altro?...)
Ebbene sono depresso, non garantisco sul mio stato psichico, potrei sclerare da un istante all’altro e risponderti male. Anche il mio amico immaginario si sta stancando di me.
Fantacalcio che passione. O no?
O meglio che tortura, visto che ad ogni inizio anno ci sono casini per trovarsi a fare l’asta.
Forse sta diventando un peso. Non certo per me, che vivo di Fanta.
Allora se per altri non è importante che si tolga, il Gatto che aveva detto che a lui non fregava un cazzo è uno di quelli che si sbatte di più e ha rimandato un esame per esserci nelle sere che avevamo deciso dal mese di giugno. Altri che sembrano vivere solo di quello ne hanno sempre una e si rimanda sempre.
Bravi tutti.
Alla fine siamo riusciti a fare la Benedetta Asta sabato 10, dalle 13 alle 2 della domenica mattina.
Solite facce, solite aste, solite battaglie, soliti pacchi strapagati, solite scoperte pagate niente.
Aldo e Simone se le sono promesse. Il caso ha voluto che fossero uno di fronte all’altro.
Bolton dopo l’1.30 diventa ufficialmente spettinato, forse gli si asciuga il gel dopo un tot di ore che non lo rinnova.
Io per la prima volta in 7 anni non sono soddisfatto della mia asta.
Ma non vuol dire che non sia competitivo.
Ho la difesa più forte di sempre e posso sentirli i tifosi che cantano “Difense! Difense” a squarciagola.
Siamo fiduciosi.
Tuttavia in questa prima giornata ho perso, nonostante il ritorno al gol di Gilarden e una difesa che davvero mi esalta, con un modificatore da +3 che non avevo mai fatto e mi fa sfiorare il pareggio.
Un Del Piero ridato a nuova vita manda subito Anto in testa.
Toni e Iaquinta sottolineano, se ancora qualcuno non l’avesse capito, che quest’anno Aldo fa sul serio. Subito sfondata la soglia degli 80 punti contro il solito Vullo, tanti gol e pochi punti.
Peccato per Aldo che Iaquinta ora sia fuori rosa, ma è il bello (per gli altri) del Fanta: gli imprevisti come neanche a Monopoli.
Gli altri ancora non sono degni di essere citati qua.
Repetita iuvant.
Una mattina il mio capo mi ha dato del superficiale 5 volte in 5 situazioni diverse, in ognuna delle quali lo ripeteva almeno 3 volte.
Cinque ripetute da tre, niente male.
Ha cominciato a ridirmelo dopo una settimana dal mio ritorno dalle ferie.
Vorrei che tutti lo sapessero.
Sono superficiale.
Anche quando sbagliate voi. Sono superficiale io.
Anche quando sbaglia lei. Sono superficiale. Superficiale e saputo.
“A me non piacciono i saputi e tu sei saputo” mi ha dichiarato.
“E’ risaputo che sono saputo” volevo dirle.
(Mi pensavo che nessuno nasceva imparato.)
Un giorno le ho detto spavaldo “Ancora una parola e me ne vado a casa”. Grandissimo.
Ma forse una lamata in fronte risolverebbe tutto.
Questa non è male.
Mi dice un amico, che è del giro di quella ragazza con cui sono uscito una sera (vedi Punto precedente): “Non mi stupisce che ti abbia negato l’inciucio, nel mio giro si usa fare così. Una volta eravamo a casa di una e sono entrato in cucina. C’erano due che si stavano baciando e nessuno sapeva che avessero una storia.
Chiedo stupito ‘Ma vi stavate baciando?, cazzo, li ho visti coi miei occhi, anche se in effetti ero ubriaco’
Risposta ‘Ma fatti furbo va!’”.
Ti fanno pure passare per scemo.
“Capo, ti ricordi quella volta in Germania…
…al Torneo di Briscola a Cinque, quel ciccione tedesco e il suo compare francese?”
Il Capo a domanda risponde: “Abbiamo vinto noi, io primo e tu secondo”
Questo botta e risposta tra Fre e il Capo non ha niente di strano, sia che conosciate sia che non conosciate Enzo Vironda detto il Capo, uomo abile a fare cose notevoli tipo la sedia, dire ripetutamente frasi come: “Occhio non vede, cavallo contro un palo” o “Se ciccio nun cacava nun moriva” (spiegatemi voi il senso) o “Che vuoi da me figliolo?”, cantare “Yuppi Du” e scrivere canzoni quali la celeberrima “Birra e Champagne” parole e musica di Enzo il Capo.
Chi non lo conosce, dicevo, potrebbe pensare ad un torneo di carte vinto da lui e Fre in terra tedesca.
Chi lo conosce sa benissimo che non c’è stato alcun torneo di Briscola a 5, nessun ciccione teutonico, nessuna vittoria a carte ma soprattutto nessun cervello pensante sotto la sua chioma, purtroppo non sempre profumata.
E allora potrebbe chiedersi il senso di quel botta e risposta di cui sopra.
Diciamo che Franceschino lo intorta in pubblico per fargli passare quel quarto d’ora di felicità e morta lì.
E allora vai con la fantasia: “Capo, ma ti ricordi quando ti facevi Ambra?” “Lascia perdere, non mi si staccava mai” oppure “Capo, ma ce l’hai ancora il ranch in Texas?” “L’ho venduto e mi sono comprato casa a Ceresole” (denota, nella sua fantasia, anche uno spiccato senso per gli affari) e via di seguito.
Io ammonivo Franceschino, guarda che così lo droghi, vive di fantasia, di cose che crede di avere vissuto ma non sono vere.
“Cosa vuoi capire tu, lo intorto, mi regge il gioco e lui è contento”
Finché un giorno non mi arriva e mi dice: “Il Capo è proprio fricato, l’ho caricato in macchina e ha cominciato a parlarmi che andava nella sua casa in Francia. Gli ho chiesto se l’aveva comprata da poco e lui mi ha detto ‘Ma se ci sei venuto pure tu…’. Io pensavo mi reggesse il gioco quando c’è gente, ma così, quando siamo io e lui…”
Ma io me lo vedo il capo che esce coi suoi amici e dice: “Fre è proprio fricato…dice di essere andato in posti tipo in Germania a fare un torneo di carte…Io gli reggo il gioco così lui ha un momento di felicità e morta li.”…
Errore madornale.
Che coglione.
In Egitto ho sbagliato tutto.
Mi sono fissato su un’animatrice (Lauretta mia, volevo mettere foto ma non mi è arrivata) quando era ovvio che gli animatori avessero storie tra di loro (questa verosimilmente col capo animatore) e non mi accorgevo che c’erano delle giovani madri di famiglia (con mariti e figli al seguito) in cerca di qualcosa che facesse loro salire l’adrenalina. Tipo il mio.
Secondo me una mi aveva pure puntato (per chi c’era, quella che ha fatto La Sonnambula nello show ospiti, qualcuno ultimamente senza sapere niente me l’ha definita così: “quella secondo me era una gran zoccola”), l’ho capito da come mi ha salutato alla Malpensa (lingua in bocca e mano sul pacco. No, scherzo…), ma forse mi illudo.
Parlandone con un padre di famiglia mio collega mi ha detto che cercano proprio quello e mi ha dato del coglione.
Ma l’ho scritto alla prima riga.
Libro del mese.
(In collaborazione con la Biblioteca Lunardi.
Per visite a suddetta biblioteca, non mettersi niente di complicato da togliere.)
Bastogne di Enrico Brizzi.
Dimenticatevi il Jack Frusciante dell’esordio e buttatevi su questo delirio del primo Brizzi (oggi scrive cose noiosissime) che parla di droga, alcol, amicizia quella vera.
Il cugino del protagonista torna in città dopo un decennio e niente è più uguale a prima.
E’ il mio libro preferito.
Lo apprezzerete ad una quinta lettura.
Leggero ritardo.
Fatto il check-in per Marsa Alam alle ore 6.23 e avendo il decollo alle ore 7.00 mi sembrava l’ora giusta per imbarcarmi. O almeno per avvicinarmi al Gate.
Lo dico ai miei compagni di viaggio che a differenza di me, purtroppo, non hanno mai girato il Mondo.
“Ma che cazzo dici. Vai piuttosto a prendere i giornali intanto che noi facciamo colazione. Sveglia. Gazzetta, Stampa, Panorama e quello che vuoi tu”.
E mi allungano pure 10 euro per farmi stare buono “ci vediamo poi fuori che andiamo a fumare”
Insisto “Imbarchiamoci” ma vengo preso a pernacchie.
Non voglio rovinare la giornata a nessuno, quindi vado mesto a prendere i giornali. Pieno di dubbi.
Riguardo il monitor: Marsa Alam decollo ore 7.00. Mi giro verso i miei compagni. Mi indicano l’edicola all’orizzonte.
6.41: torno dall’edicola e i miei pards sono proprio fuori che fumano.
“Oh, ma ci imbarchiamo??”
“Uh, che pesante…e il Duty Free? Eh? Le sigarette? Te lo sei dimenticato?”
6.47: si accorgono che forse è un po’ tardi. Ma non tardissimo secondo loro.
E forse pensano di rinunciare al Duty Free. Mi rilasso un attimo.
Andiamo verso il controllo bagagli a mano.
Coda lunghissima.
6.55: cerchiamo l’imbarco per Marsa Alam.
Altra coda lunghissima.
Aldo: “Beh, ma allora andiamo al Duty Free, tenete la coda”. No, da lui non me lo aspettavo.
Così va con Fre al benedetto Duty Free.
Non dico niente ma mi sembra tardissimo.
Io e Fra rimaniamo buoni buoni in coda.
7.01:
“Dlin Dlon“
L’altoparlante gracchia qualcosa.
“I signori Garelli, Ricchiuto, Lunardi e Seren Rosso sono attesi all’imbarco.”
Cristo Santo.
Ma siamo noi? In quel momento ti pare impossibile, ma basterebbe guardare l’ora per convincersi che si, siamo proprio noi.
L’aereo doveva partire 3 minuti fa.
Fra sta per svenire.
Mi dà il suo bagaglio a mano e va al Duty Free pure lei.
(Spero a chiamare gli altri 2 e non a prendere una bottiglia di Martini.)
7.06: i 3 cazzespierti tornano di corsa, ma c’è un macello di gente.
Dobbiamo passare davanti a tutti e ora facciamo i timidi, non ci osiamo.
In più è Fra che ha tutti i documenti e non ci si capisce più un cazzo.
Fogli che passano di mano in mano.
La carta d’identità servirà ancora?
Un disastro.
E a me scappa urgentemente la pipì, ma valutando il tutto potrei anche cagarmi addosso.
7.09: intanto che come 4 stronzi andiamo di corsa in fila indiana verso l’imbarco, per altro senza averlo ancora individuato e quindi cambiando direzione ogni 4 passi, passando in mezzo a colonne, sedie, posacenere, bambini, gente di tutti i tipi (sembrava un gioco), sento di nuovo:
“Dlin Dlon“
E’ l’altoparlante e fa ancora nomi. Martino lo avrebbe spaccato, ne sono sicuro.
“Ultima chiamata per i signori Garelli, Ricchiuto, Lunardi e Seren Rosso.”
Quando sento “Ricchiuto” scoppio a ridere e per poco non me la faccio sotto.
Giuro, mi stavo pisciando addosso dal ridere. Mi sarebbe passato subito al pensiero dell’aereo che parte con 4 persone in meno.
Ma arriviamo finalmente all’imbarco.
“Ma dove eravate?!?” ci assale l’hostess.
Poi ci guarda: io ho 32 chili di giornali, Fre 2 stecche di Marlboro e Aldo 2 di Camel.
La domanda è quantomeno stupida, sono convinto che se ne sia accorta pure lei.
“Signorina, non immagina che coda…”
Aldo al Duty Free.
Merita un capitolo a parte, perché non può farne a meno.
Sa tutti i cambi a memoria.
Compra solo sigarette, ma in quantità industriale.
E coinvolge tutti.
“Paolo, piglia 2 stecche anche tu, 2 le piglio io (se ne possono prendere 2 a testa al massimo ndt). Poi 1 lo apriamo e mettiamo i pacchetti sciolti nel bagaglio a mano, mi hanno detto che sciolte puoi prenderne quante ne vuoi”. Le cose che mi piacciono meno in assoluto sono quelle per “sentito dire”.
Insomma, io che neanche fumo avevo: una decina di pacchetti che avevamo preso in Villaggio (dall’amico Midù, ti procurava tutto), 2 stecche nello zaino. Probabilmente me ne aveva messa una di sgamo nella tasca davanti. Lui altrettanto e forse nel bagaglio aveva una stecca in più.
Lui non sa che al Duty non gliene frega niente di quante stecche prendi e neanche ai poliziotti egiziani o maruecos che siano.
Quelli che veramente sono interessati sono i Finanzieri italiani.
Se ci avessero fatto aprire le valigie me la sarei presa nel culo come al solito.
Ma ci ha salvato un avvenimento inaspettato: l’arrivo dell’aereo da Ibiza.
Riconosci chi arriva da Ibiza perché ha sempre l’occhio impallato rivolto al Nord Celeste.
E la Guardia di Finanza, per l’occasione coi cani, non vede l’ora di mettere le mani in quei bagagli…
Varie
“The sun may blind our eyes I’ll pray the skies above for snow to fall on the Sahara...” (Snow on the Sahara – Anggun)
Macchietta delle ferie.
Fre si presenta in camera mia per andare in spiaggia.
Dico già che suddetta persona in camera mia veniva a dare disposizioni manco fosse in cameretta sua a Rivarolo e ancora mi chiedo come mai.
Vede Aldo con una canottiera aderente a fare uscire il pelo sul petto.
“Aldo, se dobbiamo fare i meridionali…”
“Fre ti ricordo che lui è meridionale, ma poi ti sembra il caso di…(lo guardo meglio) Aldo vatti a cambiare…”
Il Punto precedente ha letteralmente sbancato.
Ho incontrato gente in piazza a Cuorgnè che citava alcuni passi a memoria.
Altri mi chiamano solo per dirmi “Grazie” e poi riattaccano.
Grazie a voi, siete un pubblico meraviglioso.