IL PUNTO 

by Christian

appunti? critiche? commenti?

 Scrivimi!

 

Non mi piace molto parlare delle cose che faccio, perché uno che si parla addosso lo fa per vantarsi o per menarsela e io non sono proprio il tipo.

Però però però.

Ogni tanto mi faccio ridere da solo.

 

Un giorno di poco tempo fa, all’apertura dell’Alex, una ragazza tutta chiacchiere e distintivo mi dice:

“Sai cosa mi blocca tra me e te? La differenza di altezza”

Non ho potuto fare a meno di dirle

“quello che invece blocca me è la differenza d’intelligenza”.

Battuta per la quale ha riso anche mia madre, che non è solita apprezzare il mio umorismo.

Ho dovuto dirglielo perché proprio il giorno dopo ha visto questa tipa e mi ha chiesto, col suo modo di parlare inizio anni settanta: “Ma perché non le fai il filo? E’ così carina…”. (fare il filo si dice ancora?)

La spiegazione è stata: “Mamma, fai sta carbonara va.”

“Perché, bambino mio?”

“Perché ho fame”

“No, dico, perché non la tampini?”

“Se te lo dico mi fai la carbonara?”

“Vada per la carbonara”.

“Perché sono gay”

 

Una delle più grosse figuracce che ho fatto senza calarmi i pantaloni fu nell’anno 2000, per me di giubilo, per voi di Giubileo; anche se sono praticamente certo che una parola derivi dall’altra,

Ero in terza zona a Londra, nella nuova casa che avevamo preso in affitto io e altri 5 disperati italiani, ed in particolare:

-         Bibi, romano de Roma, che allora pippava* da bestia e non parlava inglese, ma come tutti i romani coatti come si vanta di parlare e capire come fosse il primo ministro britannico

-         Aurora, romana di Ostia, che parlava e capiva l’inglese.

-         Roberta, sorella di Aurora , vedi sopra

-         Eva e Michela, una di Venezia e l’altra di Civitavecchia, non parlano mezza parola di inglese, tanto che Eva, andando a lavorare con un’ora di ritardo una domenica mattina che avevano cambiato l’ora, fu praticamente licenziata, ma ancora oggi non ha capito il perché.

 

La proprietaria, Patricia Kalaitzopoulos, una signora dall’accento cockney con le olive sulla testa che tradiscono la sua origine Greca, ci sta spiegando le cose fondamentali: dall’acqua calda all’elettricità, dalla tassa dei rifiuti alle bollette che arriveranno copiose.

Solo che parla un tantino spedita e

-         io faccio fatica a capire, ma poi non me ne frega neanche un cazzo, conto sul fatto che Aurora e/o Roberta siano più attente e responsabili.

-         Bibi come al solito sta facendo finta di capire, annuendo ogni tanto e dicendo “Yeah” oppure “All right”. A me verrebbe voglia di dirgli “Ora ripeti tutto e vediamo se hai capito, idiota”

-         Roberta però forse sta prendendo appunti

-         Eva e Michela potrebbero essere tranquillamente da un’altra parte, tipo a farsi una lampada, che niente sarebbe cambiato e anzi alla luce dei fatti sarebbe stato meglio.

-         Aurora ha un gran paio di tette che mi fanno venire strani pensieri.

 

Quando Pat se ne va facciamo il punto e la situazione non è delle migliori.

In pratica non abbiamo capito:

-         la storia della caparra (infatti la perderemo completamente)

-         la storia delle bollette

-         la storia dell’affitto (io volevo subito subaffittare il letto libero cha avevamo)

 

Ma soprattutto ha detto qualcosa a proposito della corrente elettrica, che dipende dalla carica che ha una certa chiavetta che sta in un certo posto della casa e che si ricarica in un certo negozio del quartiere.

La domanda che si pongono i miei amici nel nostro briefing è: “Ma n’do cazzo se ricarica sta chiavetta?”

Proviamo a toglierla da dove era infilata e paf! va via la corrente.

La rimettiamo e paf! torna la corrente.

Il meraviglioso mondo della corrente elettrica londinese cominciava a non essere più un grosso mistero.

Ci avviciniamo un po’ di più con prudenza e vediamo che c’è un contatore che segna 2 sterline e qualcosa, quindi diventa urgente avere capito o perlomeno inventarsi quello ha detto Pat a proposito di quello, perché sta chiavetta è da ricaricare.

“Magari si ricompra” azzardo. Al tempo non badavo a spese. “Quant’è? 20 sterline? Trenta? Ottanta?”

Aurora: “Ma no, ha detto che si ricarica…ha detto che si ricarica ‘at the station’ ma non ho capito che station”

Aaaah…..visto che qualcuno ha ascoltato e capito?

Michela: “A regà, hoccapito io, haddetto che se ricarica ‘at the Metro Station’”

Non ho mai sentito una stupidaggine più grande e non manco di farlo notare, soprattutto perché Michela non sa cosa vogliono dire good evening e hello, come fa ad aver capito che la chiavetta si ricarica alla stazione della Metro?

Faccio per far par partire la mia risata sarcastica di terzo livello (con Aaaah-ah iniziale quasi urlato) ma mi accorgo che invece qualcosa fa breccia nei cervelli di tutti gli altri.

Bibi, non potendo passare per quello che ha capito meno di Michela, ha capito anche lui così

“Si è vero, ha detto che si ricarica at the Metro stessssshion”

“Brava Michi, o‘vedi che stai a imparà?”

Baci e abbracci tra tutti loro.

Girotondo e trenino.

Quasi quasi diamo un festa perché Michela ha capito la sua prima frase in Inglese dopo 6 mesi di permanenza oltremanica.

Io ho i soliti brividi che non lasciano presagire niente di buono.

Metto il muso fuori dalla casa e infatti piovono rane.

Usciamo tutti insieme e andiamo alla stazione della metro.

Passiamo il supermercato dei Pakistani che probabilmente stavano confezionando qualche bomba per Osama, accostiamo il distributore di benzina che sta a 50 metri da casa nostra, superiamo almeno 3 bet point che sono carichi in vista degli europei.

Ci dirigiamo proprio verso l’Underground.

Io continuo ad avanzare dubbi ma vengo insultato e zittito, ma tanto non sarò certo io a chiedere alla sportellista anziché un biglietto per la Prima Zona, 10 sterline di elettricità, porgendole gentilmente la mia chiavetta di plastica.

Invece, con la scusa che non faccio mai un cazzo** (vero) e che parlo l’inglese un po’ meglio di altri (falso), sono costretto ad andare io.

Arriviamo fuori la stazione della Metro di Woodgreen.

Io mi rifiuto categoricamente e pianto i piedi come i cani.

Dopo minuti di discussioni alla fine mi decido: “Va bene, tutto può essere in questa dannata città”.

Entro e vedo un sacco di gente in coda agli sportelli.

Quindi esco: “Ragazzi, non ce la faccio, ma figurati se si ricarica qua…”

Sono quasi in lacrime.

“Chri, rientra immediatamente, piuttosto chiedi a quel signore con la pettorina arancione”

Il “signore con la pettorina arancione” era un dipendente dell’Underground e stava ai tornelli, ma all’interno.

“Ma…”

“Vai!”

Cerca l’abbonamento della metro, passa i tornelli e chiedi rassegnato a quel signore se è qui che si ricarica “the electricity key,”

Se io fossi stato quel signore avrei pensato di avere davanti un ragazzo ritardato, che pensa che puoi ricaricare la stupida chiavetta dell’elettricità alla stazione della metro, dove passano ogni giorni migliaia di persone.

Il signore, un 55 enne in barba bianca che a Natale probabilmente farà Santa Claus nei supermercati, molto gentile mi dice: “No, you charge it at the Petrol Station, this is the Metro Station”

“Petrol…station?” e mi viene in mente l’immagine di me che passa accanto al distributore di benzina.

“Yes…you know…petrol? For the car?” mima il gesto della pompa di benzina con pollice e indice della mano. Dalla sua faccia capisco che non devo stupirmi se gli italiani sono ritenuti un popolo di ignoranti.

 

Ah, il party è da annullare, dopo 6 mesi Michela non ha ancora capito la sua prima frase in Inglese.

 

 

*Una notte, in quel periodo dormivo in camera con Bibi., nel più profondo dei miei sogni, mi sento chiamare.

“Pisolo!!” Bibi mi chiamava così perché dormivo sempre, ma quella volta erano le 5 della mattina, avevo tutte le ragioni.

“Pisolo!!”

Non è un sogno.

Urlo disumano: “PISOLO!!!!”

Mi sveglio pensando al peggio, c’è Bibi seduto sul letto che mi guarda da 10 centimetri, non so se avete in mente un modo più spaventoso di svegliare una persona nel cuore della notte.

Urla: “A’N’VEDI COME STO??”

“E….e come stai?” il mio cuore è a 570 battiti al minuto, forse mi parte uno scoreggino dalla paura

“STO PIPPATO PISOLO!! NUN SO’ BONO A DORMI’!”

E per la sesta volta va a vomitare.

Insomma aveva tirato di bamba tutta la sera ad un party, poi è tornato a casa e ha provato a dormire.

Il giorno dopo non ricordava nulla, alle mie domande sui suoi sonni agitati e sui suoi 6 viaggi verso il bagno, cha hanno svegliato tutti, rispose:

“Boh? Saranno state l’ova, n’ho magnate 6, Gesù Cristo ebreo.”

 

**Una domenica d’agosto, abitavamo lì da marzo, vengo disturbato mentre, appena sveglio, sono in cucina in cerca di una birretta.

 “Chri, tu che non fai mai un cazzo oggi passi l’aspirapolvere”

“Aaaeh!?” suonava come un ordine, non c’era nessun punto interrogativo a fine frase.

Il verbo non era un indicativo, era un imperativo.

“Poche storie, noi usciamo a far la spesa.”

E le stronze mi lasciano l’aspirapolvere sui piedi.

Ricordo ancora quell’aspirapolvere.

Rosso Ferrari, plastificato nero.

Ci guardiamo, forse mi parla anche.

Ma non ha attaccato nessun cavo che gli porti la corrente.

“Sarà uno di quegli aspirapolvere d’oltremanica, senza neanche il bidet” penso.

Non sapendo azionarlo mi siedo sul divano.

“Uhm…tecnologia wireless?”

Passano 10 minuti durante i quali cerco di non farmi assalire dai sensi di colpa, poi invece mi sento stranamente in colpa e  faccio un giro per la casa in cerca della prolunga.

Cerca, cerca e cerca ancora, dopo un paio di minuti rinunzio, che chissà dove l’hanno messo, sto cavo.

Alla mezz’ora rientrano le ragazze.

 “Ma…hai passato l’aspirapolvere?”

“Certo!”

Risata di Bibi dalla sua camera, lui non si è ancora alzato ma non gli è parso di sentire rumori di aspirapolveri nella precedente mezz’ora.

E io non posso fare a meno di notare le stesse briciole che c’erano mezz’ora fa, spero non se ne avvedano.

 “Bugiardo…!” le ragazze hanno evidentemente visto sulla moquette le stesse briciole che c’erano prima di uscire.

“Ecco, ho avuto un problema…volevo farlo poi però….ma come fate voi? Dov’è la prolunga? Non la trovo”

“Che prolunga??”

Con aria da professore “Quella che si usa per alimentarlo no? Sveglia…”

Prendono l’aspirapolvere, aprono un coperchio che apparentemente prima non c’era.

Esce un cavo elettrico di 20 metri con presa tedesca e adattatore inglese, avrei potuto alimentarlo dai vicini dall’altra parte della strada tanto era lungo.

Mugugnano qualcosa.

Passano l’aspirapolvere.

 

Le mie avventure londinesi chiusero la mia vita di ragazzetto e mi fecero diventare responsabile, serio, maturo.

O così mi piace pensare.

 

 

Siamo prossimi all’addio al celibato di Fre, stessi luoghi dell’addio al Verginato di Simone un anno fa.

Purtroppo, non potendo raccontare quasi nulla, il prossimo Punto potrebbe essere molto interessante….

 

Notizie di Fanta

I miei complimenti ufficiali al WSU del mio amichetto Simon, il quale al secondo anno di fanta ha vinto il campionato.

Dopo il secondo anno di disgrazia probabile l’esonero di Panerio quale ds Dinamo; secondo la società non ha dato i risultati per il quale è stato pagato e anche molto profumatamente.

 

Date per l’asta del fanta: ufficioso ma quasi ufficiale il 6 e 7 settembre 2008 in vista della pausa del campionato causa partita della nazionale.

Cominciate a segnarvelo e a disdire gli impegni, ve lo sto dicendo 3 mesi prima.

Il luogo è da decidersi, poi da smentire, poi da ridecidersi, poi da rismentire.

Ecco cosa succederà.

Una sera di luglio in cui saremo tutti tosti decideremo di farla allo Scau, Fre preso benissimo dal quinto cuba dirà “Ragazzi andiamo via due giorni, ma sai che bello? Costine, birra, dai raga minchia ma che bello sarebbe? Andiamo da me allo Scau”.

Tutti presi bene fantasticano e al venerdì andremo pure a ballare in una discoteca chiamata Rouge et Noir, a Lurisia.

Poi però all’ultimo, tipo il 2 settembre, capiterà qualcosa che manderà tutto a puttane.

Così Vullo, già sclerato di suo, manderà un messaggio a tutti nel quale chiederà i vari pareri.

Il messaggio sarà più o meno questo:

“Siccome ogni cazzo di anno non si riesce mai a decidere una data per l’asta in cui ci siano tutti, quando ti andrebbe bene farla? 1- Il 6/7 settembre 2-il 13/14 settembre. Bisognerà poi decidere un luogo perché allo Scau non si può andare.”

Gli risponderanno tutti con soluzioni diverse e fantascientifiche.

“Io il 6 settembre posso solo dopo le 17 perché ho la preparazione, la settimana dopo non ci sono proprio perché ho la coppa italia. Facciamola al Grillo”

“Io il 6/7 ho un matrimonio, Facciamola il 13 a casa di Sandro”

“Io il 13/14 sono via, però ci sono il 6/7. La facciamo da te?”

“Io e mio fratello forse lavoriamo sempre, anche la domenica pomeriggio e il 25 dicembre”

“Io ho un esame il lunedì 15, preferirei farlo la settimana prima. Tra parentesi mi mandi il foglio col regolamento? Non mi ricordo se posso ancora confermare Dida e Kalac in base al fatto che Dida era il primo portiere e Kalac il secondo e se posso dire la mia è una grossissima minchiata, perché non si dovrebbero fare distinzioni. Anzi se possibile ti chiedo una votazione su questa cosa prima di cominciare l’asta, tra l’altro a me va bene a qualsiasi ora e per di più FAMMI FINIRE – FAMMI FINIRE credo di essere l’unico a darti una disponibilità così ampia. Anzi anche se ho un esame il 15 facciamola pure il 13 e il 14 se la maggioranza decide per quella data. Ancora una cosa e poi chiudo: quando oggi ne ho bussati 3 e avevo pure il 3 a denari dovevi capire che avevo la napola a spade, che minchia sei uscito a coppe? e porco d** Vullo…”

“Non possiamo farla in settimana? Difensori e portieri il martedì, i centrocampisti il mercoledì e gli attaccanti il giovedì. Ci troviamo magari da me alla Tavernetta?” (Vullo manda i messaggi anche a chi non è più in Fantalega dal 2005)

E così via.

Tutti aggiungeranno alla fine del messaggio “ma fatela pure senza di me”, frase alla quale non crede nessuno.

Allora Vullo, sempre più nervoso e con colori che vanno dal fucsia al rosso porpora  manderà il report del primo giro di messaggi.

Più o meno suonerà così:

“Allora: i Ricchiuto hanno problemi e non ci sono, dobbiamo spostarla al 20 settembre. A chi va bene?”

Risposte:

“Se fricano e quest’anno non fanno il fanta”

“Facciamola a Natale”

“Non possono prendersi un permesso?”

“Anche io dovrei lavorare ma mi metto in mutua, che cazzo vuol dire?”

“Io 6 anni fa ho preso mezza giornata.”

“Lo sapevano da 2 mesi che si faceva in quella data”

Così Vullo, al quale tremano le mani, fa il punto della situazione

“Ultime notizie: i ricchiuto non ce la fanno, lo faremo in 10. Ore 14 di sabato 6 da me.”

Risposte:

“Se non lo fanno i ricchiuto non lo faccio neppure io”

“Possiamo dirlo a Ciullo”

“Possiamo dirlo a Loris De Gregorio”

“Va bene farlo in 10”

“Ok”

“No, trova un’altra soluzione”

“Chiamiamo Sandrino”

“Chiamiamo Enzo il Kapo”

“Chiamiamo Dice o Panerio”

“Gigi Pallina lo vuole fare”

“Chiamiamo a Palmiotto. Ti meno. E mi scusi.”

Vullo, ai limiti dell’infarto quando legge “Trova un’altra soluzione” mi telefona ma non capisco cosa dice perché la bava che ha alla bocca è davvero tanta.

Riscrive un messaggio a tutti

“Mi sono rotto il cazzo. Fricatevi tutti.”

Poi però si pente, oppure qualcuno l’ha chiamato proponendogli un ritrovo.

“Ore 21 stasera alla capra per decidere data e luogo dell’asta”

Risposte

“Io ho allenamento”

“Sono via”

“Perché alla Capra? Venite all’Alex”

“Sono ad un rosario, tardo di mezz’ora”

“Ok”

“Gioco a calcetto non possiamo fare domani?”

“Gioco a beach soccer, tardo”

“Gioco a pinacola col Barone, ne ho fino all’1 di notte, non possiamo fare venerdì pomeriggio agli artisti?”

 

Forse qualcuno pensa che io stia esagerando ma ogni anno va proprio così, anzi taglio corto perché ci vorrebbero 10 pagine per dire tutto.

Eppure, come il miracolo di San Gennaro, tutto avverrà regolarmente.

 

A Dio piacendo, vi saluto tutti.

 

STAGIONE 2007/2008

   
   
 

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PUNTO IV

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ANCORA UNO

ESTATE 1

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N.B.

La rubrica è iniziata alla 4° giornata e non sono presenti i turni infrasettimanali.